Ondeggiano

 

Ondeggiano i rami
sotto il peso dell'afa...
una cella opprimente
che rinchiude i respiri
abbandonati nell'aria.
Nel paesaggio assolato
la vita sembra abdicare
l'energia ad una sensazione
confusa di solitudine...
ineluttabile,un intermezzo
sonnolento di smarrimento
della coscienza, uno spazio
enorme, diventato stretto.
La stanchezza è profonda,
come notte senza sonno.



Angela

 


Il "conosci te stesso" resta uno dei comandamenti fondamentali, che mirano a creare la base della forza e della felicità dell'uomo.

Erich Fromm

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.

Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano - e coglilo.

Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l'ora dell'offerta.

Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c'è tempo - e coglilo.

Rabindranath Tagore

 

Haiku

Fatto di vento
passa veloce il giorno
Rintocchi di ore

(Angela)

 

Una luce sulfurea
cade con il temporale,
tinge con un balenio rossatro
il cielo e rievoca
istanti che credevo dimenticati.
Che inutilità la vanità
di ogni lamento!
La realtà mi viene restituita
in ciò che ha di imperituro:
non riesce l’essenza
a cancellare il passato.
Come un colpo di vento
spazza le foglie morte
e rivela la forma di un albero,
così, io metto in luce quello
che era rimasto in ombra.
Sento con dolore il tempo
che passa, mi abbandono
con commozione a ciò che
non rivedrò più.
Sento l’anima che si apre
su un abisso, una voce,
un profumo alza il sipario
sui ricordi…
ciò che più non avrò
quelli che più non vedrò.
Sola nella notte piango
il silenzio mi sovrasta
la volta scintillante di stelle
inesorabile mi schiaccia.

          (Angela)

Notturno

Vago
per strade silenziose
con un dolore estremo
nell’anima.
Mi cerco
seduta sulla soglia
di una casa
dove
il sole non c’è mai stato.
Batte
il cuore
in un breve respiro
mentre
il giorno si lascia morire
senza dolore.

(Angela)

Versi come onde

Timidamente
in autunno
noi andremo via
e sarà un sereno partire .
I giorni uno dopo l'altro passeranno
lasceremo alla nostre spalle le memorie giovani da sfogliare nei momenti
di stupido rimpianto. L’ immagine di fanciulla adolescente strazierà le ferite della donna.
(Angela)

Versi come onde



Eterno
vivere cosciente,
lontano mi trasporta
verso luoghi dove bianchi sogni
incontrano risacche di rive deserte, orme indelebili.
La vita è un punto sull’orizzonte segnato dalla mia storia.

(Angela)

 

 

Tempi difficili

 

Muoiono

all’ombra di un’apatia

che fatica a realizzarli,

i miei sogni impossibili …!

Si smarriscono

in una esistenza senza futuro.

Vorrei  risorgere

dal buio di  tempi difficili

vorrei amare i giorni

che nascono con la speranza

e camminare per un sentiero

che conduca verso l'infinito.

 Se potessi liberare il mio cuore

 dall’ indifferenza del tempo !

Se potessi riprendere

 l’ umanità smarrita

 per strade inutili!

 Vivere tempi difficili

con occhi bendati

 da sterili immagini

 di dei decaduti

eppure …

sentire il sangue fluire

stupirsi di essere vivi…

stupirsi di essere vivi…

stupirsi di essere vivi…!

(Angela)

 

 

 

 

luna-delfino

Keiryu

l’anima mia sarà onda
che tornerà in silenzio al mare
suonerà un ultimo canto
di sirena sotto le stelle
di un plenilunio luminoso

(Angela)

 

 

"Il sognatore non desidera nulla, perché è superiore ai desideri, perché ha tutto, perché è satollo, perché è lui stesso l’artefice della sua vita e se la crea ogni ora, secondo una nuova volontà."

Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche

 

Baishu

la chioma quasi a gioire
scuote il vento e i liberi voli
di passeri e rondini
elogiando va raccontando

(Angela)



Elfchen

discreto
il tempo
con un passo
felpato lieve invisibile silenzioso
passa
(Angela)

 

 

Petit onze

è
il dolore
un singhiozzo soffocato
in fondo al cuore
nudo
(Angela)

 

 

 

HAIKU

E’ tutto così

superfluo se stasera

duole l’anima

(Angela)

Senryu

Il cuore coglie
il battito del mare
Rara conchiglia
(Angela)

Senryu


Ho l’infinito
Nel cuore del mio cielo
sono celata
(Angela)

Notte di luna piena

 

Leggera l’ombra della sera

si trasforma in tenebra,

interrotta qua e là

 da chiazze bianche di luce.

Che risonanza particolare

 assumono i rumori…!

Lo senti l’usignolo…

appollaiato su un ramo alto

 indifferente canta.

Incantata guardo

questa notte di luna piena,

questa notte scintillante

che entra dalle finestre aperte

 e porta frescura e sollievo.

Ascolto i rumori lievi

delle tenebre, sommessi,

 misteriosi…il frullare

di piume e il fruscio

di fuscelli  nei nidi,

 un esplodere impercettibile

dei semi che germogliano.

Penetra nel cuore l’amore

come  pioggia nel terreno arido,

a goccia a goccia, si apre

a stento una strada tra i sassi,

 poi, trovato il cuore, è un lungo

lungo scorrere precipitoso.

Stanotte è una pioggia di petali

languida, profumata

che si  disperde sulla terra.

(Angela)

 

 Il silenzio

Mi presento: sono il Silenzio. Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola. Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E’ contrario al mio carattere schivo e riservato. Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza! Ecco, quindi, qualcosa di me. Intanto le mie origini sono assolutamente nobili. Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante. Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto! Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore! Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano! Io, invece, sì. Io sono un’officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa. Io sono come l’uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no? Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati. Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte. No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità. Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle. Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia. Io sono il sentiero che conduce al paese dell’anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio! Ecco qualcosa di me. Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere. Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole: Custoditemi e sarete custoditi! Proteggetemi e sarete protetti!

Dal vostro primo alleato "Il Silenzio".


 

Khabat

Stanotte come altre notti tengo il cielo sveglio per comporre una poesia. Appena scritta, mi arrampico lungo un filo di  malinconia per raggiungere la tua camera buia. Silenziosamente sulla spalliera del letto distendo i miei versi, li trasformo in candela e li accendo per te - Khabat, Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo

Dalla finestra

 

Dalla finestra
guardavo il mare
mentre
 una nebbia celeste
nascondeva
luci misteriose.
E stavo lì seduta
lo sguardo pensieroso
gli occhi sognanti.
Si accendevano
le luci sulla riva
mentre
una nave andava,
lontano,
in silenzio,
nell’oscurità,
una nave andava.
Come un'arpa,
il vento
intonava dal mare
antiche armonie.
Lasciai
l'anima mia
vagare
 come quel veliero,
tra silenzi di luce,
mormorai
all'orecchio del cielo
una preghiera.
(Angela)
...dalla raccolta "Dalla finestra" Edizioni Unibook

 

HAIKU

Sola navigo

nelle acque del sogno

Barca di foglia

(Angela)

HAIKU

E’ giunta l’alba
Solitaria naviga
sull’orizzonte
(Angela)

SENRYU

Ho vagato in
un mare invisibile
Il mio sogno
(Angela )

 DI NOTTE

Spesso mi capita

in sogno di rivedere

il tuo sorriso ,

sento le tue mani

tenere  e una luce

mi guida su stelle

 lontane.

Come un naufrago

navigo su una zattera

 in balia di un mare

 in tempesta…

e sento il vento

che mi circonda ,

mi cinge, mi avvolge,

chiude le sue braccia,

 sento  il tuo amore.

Angela

 



 

Se alla fine di tutto saremo ancora capaci
di amare, allora avremo vinto davvero .

Marc Levy

 

BUON ANNO BUON DOMANI

 

L'uomo, incredulo nelle espressioni, esitante nei gesti e, per scelta, vagabondo, prossimo il nuovo anno e anche l'alba, l'albagia e il camminare solo, insisteva a ritoccare e a ravvivare, con tinte calde e forti, i suoi trascorsi: gli anni andati: di volta in volta, ogni trentuno di dicembre, definiti nuovi. Ci rivediamo l'anno nuovo: era semplicemente un modo come un altro per dirsi: ci sarò. Senza un uomo nuovo, senza una donna nuova, come può essere nuovo l'anno che verrà? "Che c'è di nuovo? Nulla! Eccoli di nuovo!

I barbari: i nuovi barbari partoriti dal grembo sempre fecondo di fascismo, razzismo, autoritarismo, sfruttamento ed oppressione". Pensava, parlava sommessamente, si faceva spostare da un vento non proprio prepotente, come i fili di erba, di qua e di là, senza scomporsi. "Un vaso si può ricolmare di terra, un corpo amato di baci e carezze, una botte di vino, una piazza di gente libera in lotta ma non si può tornare ad essere bambini e poi adolescenti, ragazzi: non sempre si è penna timoniere, penna maestra e remigante, non sempre si è semplicemente piuma oppure ali desiderose di spiccare il volo e non per fuggire ma per affrontare i nemici dell'umanità, della natura". Apparivano alla sua mente stanca, comunque riflessiva e lucida, sommità di montagne-ricordi che non raramente lo avevano reso anche presuntuoso e che la sabbia-passato non riusciva a seppellire. Rimembranze: il sangue che percorreva stradine in discesa o in salita determinato da armi taglienti e sibilanti, oltre diritti e valori, che iene senza dignità utilizzavano contro la gente semplice senza ritegno: iene: assassini! Milioni di morti per fame, mancanza di cure, di lavoro, di acqua e di ogni risorsa che pure gli appartiene. Assassini: in Argentina, in Guatemala, in Cile, in Vietnam ieri e in Colombia oggi, in Indocina e in Perù, a Genova e incarcerando le idee. Una terra, la nostra, una madre appoggiata sulle acque, depredata da avvoltoi dagli artigli che trafiggono le sue parti intime e il suo corpo e la pelle e il cervello libero. "Febbri palustri ci prendono mentre velenosi ragni si esibiscono in orge per pochi: vile teppaglia che non ha coscienza e onore e mortifica l' intelligenza". L'uomo ricordava le storie gioiose di un popolo contadino e operaio, giovane e anziano, donne e uomini stretti in una fabbrica o in un luogo di studio, in un vecchio capannone da ristrutturare o nelle vie di una metropoli che in odore di un futuro radicalmente nuovo cantava, marciava, gridava e parlava, parlava, parlava del domani. Ricordava, anche, storie miserevoli, pietose e lacrimevoli: il lusso degli animi vani e l'altezzosa, superba, arrogante ricchezza di pidocchi e parassiti, ladri di lavoro altrui. Ricordava, inoltre, la noia e il silenzio degli apatici colpiti da un morbo mortale che si trasmette ad altri e ad altre per contagio o creduta furbizia. Gli eroi, gli ultimi, a volte esageratamente spavaldi, testimoniavano il grigiore d'una storia che loro non avrebbero mai potuto documentare e la loro stessa sconfitta: gli eroi esistevano perché i più erano emarginati, esclusi, soggiogati o eliminati. Camminava e un po' piangeva: pensava agli scrittori, ai cronisti del suo tempo diventati mercenari senza pensiero fino a rendere marginale l'esistenza di alcuni intellettuali capaci di realizzare sculture che esaltano ancora i rilievi (rilievo è anche allevare uccelli tolti dal nido) che appartengono, forse, più all'utopia che all'immaginazione cristallizzata. Appoggiandosi ad un albero reso brullo dall'inverno o forse dal tempo e confondendosi con le sue radici imprecava contro taglieggiatori e usurai senza dignità, i farabutti, i falsi innocenti: animali timorosi di morire e che hanno terrore di qualsiasi malattia mentre inviano killer-virus in ogni angolo del mondo conosciuto e installano ordigni di morte nel ventre del globo e nel suo cielo. Animali che sanno solo delegare o che vogliono spadroneggiare perpetuamente. Galli senza anima che ti svegliano prima che il sole sia presente rubandoti il riposo e i sogni, galli buoni per combattimenti infiniti e per far covare uova che non dovranno mai dare la vita. Galli furiosi che scorrazzano nel pollaio beccando ed eliminando chiunque incontrano nel loro recinto per poi invadere l'aia, la campagna fino alle più lontane città. Rimembranze. In una tana, l'uomo, si lasciò cadere chinando la testa, esausto e in parte vittima delle infamità dei fondamentalisti che dominano, nonostante loro, non poche tribù sparse tra monti e pianure, su isole e modeste colonie. Sapeva di non essere solo. Sapeva che milioni di senza nome e di anonimi partigiani avrebbero viaggiato in ogni direzione per continuare a difendere la specie umana e l' ambiente, per proseguire nella dura fatica di umanizzare la bestia. Ma ora era lì: in una grotta che ricordava la natività anche se a lui non era mai riuscito di pronunciare un "buon natale" che in fondo gli ricordava un uomo martorizzato in fretta e massacrato in giovane età solo per aver pensato cose diverse dai padroni dei suoi giorni, del tempio e amici dell'impero sempre in armi. Il potere ha sempre temuto e bastonato chi pensa, gli anarchici, i socializzatori, i diversi, i popoli liberi e ogni antagonista per quanto umile o istintivo. "I dominatori non sono mai stati capi ma unicamente sopraffattori": ripeteva e ripeteva e ripeteva e vedeva, strana allucinazione, gente che non era disponibile a riverire nessuno, a dire grazie, a piegare la testa e in lotta contro ogni torto. L'uomo, adesso, aveva gli occhi socchiusi e tuttavia dialogava con la sua ombra, sorridendo di tanto in tanto, anche se questa non gli rispondeva. Confessava a quella figura simile alla sua pensieri profondi e progetti esaltanti poi decise di scrivere sul muro una frase da regalare ad ogni nuovo viaggiatore: "buon anno e buon domani anche a te. Buon anno a chi nascerà oltre il nostro tempo, ai pazzi e ai vagabondi, agli indios e agli sfruttati, buon anno alle speranze e ai sentimenti, buon anno a chi vive tra le macerie che non ha prodotto e in terre rese incolte, buon anno a chi si ribella e a chi ha la fortuna di essere di razza mista, africano, orientale, migrante, buon anno a Carlos e a Marcos, a Letizia e a Dolores, Ines e Mercedes e a tutti quelli che non hanno un nome o lo hanno simile a milioni di altri e di altre, buon anno e buon domani a chi ha capito che il dopoguerra non c'è mai stato e a chi resiste dentro i lager che gli embarghi inventano, buon anno a chi ha un periodo oscuro, a chi vive ai margini del pianeta e delle città e dei villaggi, buon anno a chi sa ancora ridere e piangere, ama la memoria e cerca il futuro, cerca un lavoro, cerca un amore, cerca un fiore con il quale scambiare idee e una mano da stringere per percorrere uniti strade inesplorate. buon anno a chi odia gli ipocriti e i potenti tutti". Questa è una leggenda banale come tante altre. Dove sia ora l'uomo non lo sappiamo e ha poca importanza. E' cibo per vermi oppure combattente senza pause? E' in marcia verso la primavera e ancora un maggio di rivolta? Riposa o dorme o qualcuno l'ha scaraventato in una prigione senza luce? A noi piace riconoscerlo in ogni compagno e in ogni compagna che con fierezza alza il pugno contro ogni padrone. A noi piace riconoscerlo, pur se in parte siamo tutti un po' soli e un po' contradditori e un po' orgogliosi e un po' incapaci di ascoltare e un po' retorici o a volte demagogici, in coloro che lottano non un giorno ma tutta una vita.
Michele Capuano
no copyright

Natale

 Ti  riscopro, stanotte,

nelle bianche luci  sparse

 sul ramo secco di ciliegio,

come stelle di strane

costellazioni perse nel cielo,

appoggiate sulla piccola grotta,

 mani innocenti hanno deposto

 statuine dipinte a mano.

Ti riscopro nelle voci

argentine che intonano

allegre canzoni, nelle risate,

nelle mani esperte che creano

dolci di mille forme e sapori.

Ti riscopro in questa tiepida

dolcezza che mi invade,

nel calore dei miei affetti

più cari,  nelle ciaramelle

che dalla strada riportano

 quegli antichi odori

di vaniglia e vin cotto.

Ti riscopro, in questa nebbia

che, bugiarda,mi lascia

intravedere sogni e speranze

di un  domani generoso.

Ti riscopro, triste, malinconico,

come un vecchio amico

che ogni anno ritorna,

per ricordare insieme.

(Angela)

 

Concorso Internazionale Artistico Letterario "Ambiart"

 

Cari amici questa è la poesia che ha ricevuto il Premio Speciale "Maria Gaetana Agnesi" per la Puglia- Poesia a tema:Uomo-Natura-Ambiente- Concorso Internazionale Artistico Letterario "Ambiart" 

Qui dove la terra

Fendono l’aria le ali,
attraversano il silenzio della neve
che cade, creature della luna,
vanno alla ricerca di cibo,
in una natura selvaggia
che rivela la sua grandezza.
Qui dove la terra entra nell’acqua
e l’acqua entra nella terra,
qui il liquido e il solido s’incontrano
in questa lotta tra terra e mare,
il rotolare dell'onda si infrange
e si spegne. Non c’è qui l’uomo
con la sua volontà.
Le risonanze passano tra i rami,
lasciano una nota sospesa nell’aria,
immerse nella solitudine, nidificano
le mie emozioni e negli abissi
profondamente ramificano.
Qui la natura, con le sue forme
di luci e di colori , mi dà un senso
di malinconia: qui esisteva prima
di me, mi ha vista arrivare,
mi vedrà presto andare via.

 FOGLIE

 

Ed ecco…
 le ultime foglie
in giro…
secche e metalliche
roteano…
 mulinelli ondeggianti
che si arruffano
…si schierano
…avanzano
e tutte cominciano
a tremolare
 nell’aria  ricolma
 di grandi farfalle
 che danzano
verso uno scrigno
di  cielo
...
volano
nell’essenza
di un ultimo
essenziale respiro.

(Angela Baldi- "Dalla finestra")

www.unibook.com

Non c’è voce che vi insegnerà in modo più grandioso della vostra.
Voi siete il vostro salvatore.
Siete il vostro maestro.
Siete il vostro insegnante.
Perché ciò che siete è la Fonte illimitata e inesplicabile che apre la mente.
Ramtha

 

 

QUESTA E' LA POESIA CHE HA RICEVUTO UNA MENZIONE

DI MERITO A QUESTO CONCORSO

"EMIGRANTE"

C'era aria di temporale

quella sera di giugno,

in lontananza si sentiva

l'incessante brontolio

del tuono, diventava

nera la terra, il cielo

era rischiarato

da un debole chiarore.

Nel dolce crepuscolo

in volo stormi di uccelli

si alzavano

tappezzando il cielo

di piume variopinte.

Immobile , gli occhi fissi,

senza la forza  di alzarmi

o allontanarmi da quel posto,

sentii  salirmi dentro

la disperazione, qualcosa

di disumano 

come una tempesta

infuriava in me.

Nascosi il volto tra le mani

mentre una lacrima

rotolava fra le dita.

(Angela)

La felicità

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Proviamo a pensare che la felicità non sia un premio o un trofeo da conquistare o meritare. Gli studi scientifici dimostrano che il nostro cervello è programmato per produrla continuamente. In ogni istante, infatti, mentre noi rincorriamo pensieri, progetti, obiettivi, il cervello sta “felicitando”, ossia si sta predisponendo a creare una condizione di pienezza e di soddisfazione, che non dipende dalle circostanze esterne e non ha “scadenza” temporale. Il cervello tende all’equilibrio mantenendo sempre attive le centraline del piacere e della gratificazione, secernendo endorfine e neuro-trasmettitori, in particolare la serotonina, responsabile di uno stato di benessere e felicità.

Ma allora perché la felicità sembra tanto rara? Nonostante il cervello sia sempre pronto a generare felicità, nell’esperienza di molte persone sono soprattutto gli stati d’animo negativi ad avere la meglio: molto spesso ci facciamo invadere dai brutti pensieri, da preoccupazioni e ansie che mettono le radici e “infestano”, come erbacce, la nostra mente. Se vogliamo sfruttare appieno il potenziale di felicità che il nostro cervello secerne, occorre aiutarlo con l’atteggiamento giusto.
Le convinzioni sbagliate che ostacolano la felicità «La felicità dipende dall’esterno».
Così la cerchi dove non c’è È un po’ l’errore numero uno, che li riassume tutti.
Spesso si guarda con diffidenza alle persone che pur avendo davvero poco, si dicono felici. Si pensa che siano ingenue, di poche pretese… In realtà siamo noi ad esserlo quando ci facciamo convincere dall’idea che non si può essere felici quando si è soli, o con pochi mezzi, senza una bella casa, un lavoro gratificante… Sono le condizioni che poniamo alla felicità a renderci insoddisfatti: siamo sempre alla ricerca di qualcosa, della speranza che si realizzi un progetto, che si presenti un evento appagante che possa finalmente farci sentire felici.
«La felicità è rara, eccezionale». In questo modo ignori tutti i piccoli momenti feliciQuanti sono i momenti davvero felici nella vita? L’opinione comune è che si contino sulle dita di una mano e corrispondano a eventi eccezionali: il matrimonio, il primo amore, la laurea, la firma di un buon contratto, una vacanza memorabile, la nascita di un figlio… E nella vita di tutti i giorni? Non ce ne accorgiamo più, assuefatti come siamo alla routine e alle abitudini. Invece la vita è cosparsa di istanti felici, basta non soffocarli con i pensieri rivolti ossessivamente al passato.«Bisogna meritarsela».
La trasformi in qualcosa che arriva solo lottando In fondo siamo convinti che, come tutti i premi, dobbiamo meritarsela. Per esserne degni dobbiamo sottoporci a un duro lavoro, a un grande impegno, a rinunce e sacrifici. Occorre migliorare se stessi, smussare difetti e limiti, raggiungere obiettivi professionali. Bisogna sforzarsi, lottare con noi stessi e col mondo, ottenere successi.
Ma così, se per caso ne raggiungiamo un pezzetto, subito andiamo in ansia perché la sentiamo minacciata e finiamo per non godercela nemmeno. È una via sbagliata: gioia e dolore sono stati interiori che convivono nel cervello in ogni istante, perché sono prodotti dal cervello, non dal mondo esterno.
Non c’è da fare alcuno sforzo pratico o morale, non c’è da meritarsi la felicità: c’è da lasciarle spazio dentro di noi.«La felicità è un ideale». Se diventa un’utopia non la raggiungi piùSe pensiamo che la felicità sia il frutto di condizioni ideali, se pensiamo cioè che saremo felici solo quando avremo realizzato quel tal obiettivo, o avremo raggiunto quella determinata meta personale, stiamo rimandando la felicità a un futuro utopico che potrebbe non arrivare mai.
Non esiste da nessuna parte un mondo perfetto senza conflitti, problemi, difficoltà; in cui ogni nostro bisogno e desiderio viene appagato. Si tratta di un mondo talmente ideale, da essere inesistente. Ma se la felicità diventa un’utopia, l’infelicità diventa la norma, che si sopporta magari in vista di un fine superiore. Non bisogna mai opporre la realtà di oggi ai sogni di domani: la realtà deve essere il nostro sogno, oggi, qui.
Tutto quello che ci serve per essere felici è già a nostra disposizione, non c’è da cercare altro.

http://www.macrolibrarsi.it/musica/__pure-relax-cd.php

http://www.macrolibrarsi.it/musica/__dolomites-voices-cd.php

(2 foto)

 

Parliamo dei cosiddetti momenti naturali lassi di tempo quotidiano, che ognuno si trova a vivere nei quali non accade nulla. Ad esempio quando si sta in attesa di qualcosa, o ci si ritrova soprapensiero, oppure non si sa cosa fare o si sta semplicemente lì, senza essere calati in nessuna azione specifica.
Come l’estinzione delle api sarebbe gravissima per l’equilibrio dell’ecosistema, così la sparizione di questi momenti sarebbe un serio problema per il nostro equilibrio psichico.
Eppure molti rischiano di imboccare questa strada a causa della “connessione continua” offerta dai telefoni cellulari e da Internet, oggi sempre più spesso uniti nello stesso strumento elettronico. Connessione con gli altri, innanzitutto: alla fermata di un autobus, in una sala d’attesa, in coda in automobile, appena c’è un possibile momento morto si telefona, si inviano sms, si chatta.
E se non è con gli altri, è con un giochino su cellulare o pc oppure si sfoglia l’agenda elettronica o altro: sono mille le “sirene digitali” che impediscono alla nostra mente (e quindi al cervello…) di vivere un tempo vuoto, anche molto breve.
E questo è un danno psicologico, perché anche se vengono chiamati “morti”, questi momenti sono invece fondamentali per la nostra vitalità psichica e mentale: è in essi che si verificano molte intuizioni, spunti, elaborazioni, ripensamenti e ricordi, a cui altrimenti non saremmo mai giunti e che invece possono rivelarsi fondamentali. Senza contare, tra l’altro, che la nostra mente ha l’assoluta necessità di non essere sempre in piena attività e ogni tanto ha bisogno anche di annoiarsi, di girare a vuoto, di distrarsi: sono momenti essenziali per il suo costante rinnovamento.Svuotare la mente…per farla ripartire
Il problema è che spesso non ci accorgiamo di star perdendo un tesoro così prezioso, perché anche quando proviamo noi a non connetterci sono gli altri a contattarci. È diventata un’abitudine, un automatismo, ma se vogliamo salvaguardare il nostro ecosistema interiore dobbiamo proteggere, con la stessa consapevole sollecitudine che si ha per una specie animale in via di estinzione, questi momenti in apparenza insignificanti ma in realtà così indispensabili alla nostra natura.
In breve: cosa accade quando “riempi” ogni istante
- Scoppia l’insofferenza anche per una minima attesa.
- Si riducono le intuizioni e l’elaborazione di nuove idee.
- Si fa fatica a rilassarsi, fisicamente e mentalmente.
- Ci si sente stanchi e non si riesce a concentrarsi.
I momenti da usare bene
1. Le attese: Anche in coda alle poste o in una sala d’aspetto puoi osservare ciò che accade, lasciar affiorare ricordi, associazioni utili alla tua creatività.
2. Il soprapensiero: Incantarsi, lasciar vagare la mente è un’attività che depura il cervello, lo porta in una dimensione ricca di senso.
3. Il viaggio: Specie nel traffico, è uno stimolatore di stress e arrabbiature. Ma se diventa un’occasione per far vagare libera la mente, trasformi una noia in un momento rigenerante.
I tempi di pausa ti aiutano a ricordarti…di te
Osserva te stesso
Per trattenerci dall’essere attivi anche nei tempi morti è utile ogni tanto usare la tecnica dell’osservazione di sé. Mentre siamo in pausa, in attesa, in coda o altro, proviamo a “ricordarci di noi”, a percepire la nostra presenza lì e in quel momento, ad esempio dicendo a noi stessi: «Io sono qui, sono io, sono presente, ci sono, ho me stesso, mi sento».
Non riempire tutto
Molti, appena c’è un piccolo vuoto di tempo, devono correre a rispondere a una quantità enorme di sms e mail, che giornalmente si rinnova e a cui “non si può non rispondere”. Stabiliamo precisi momenti del giorno per questa attività, impedendole di insinuarsi come l’acqua in qualsiasi spazio disponibile.
Riempiamo questi spazi a far vagare la mente aiutandoci con l'ascolto di musiche appropriate, ecco un link consigliato:

http://www.macrolibrarsi.it/musica/__pure-relax-cd.php

http://www.macrolibrarsi.it/musica/__therapeutic-relaxing-grand-piano-live-in-london-432-hertz.php
Mary Hoffer

Nella luce del silenzio tutti i problemi si dissolvono. Questa luce non nasce dall’antico movimento del pensiero. E non nasce neppure dalla conoscenza autorilevante. Non è accesa dal tempo o da un’azione della volontà. Sorge nella meditazione. La meditazione non è un affare privato, non è una ricerca personale del piacere; il piacere tende sempre a separare e dividere. Nella meditazione la linea divisoria tra te e me scompare; in essa la luce del silenzio distrugge la conoscenza del me. Il me può essere studiato all’infinito perché varia di giorno in giorno ma il suo raggio è sempre limitato, per quanto esteso sia ritenuto. Il silenzio è libertà, e la libertà viene con la finalità dell’ordine assoluto.
La mente meditativa è silenziosa. Non è il silenzio concepibile dal pensiero; non è il silenzio di una sera tranquilla; è il silenzio che sorge quando il pensiero – con tutte le sue immagini, le sue parole e le sue percezioni – è interamente cessato. Questa mente meditativa è la mente religiosa – la religione senza chiese, senza templi senza canti. La mente religiosa è l’esplosione dell’amore. E’ questo amore che non conosce separazione. Per lui il lontano è vicino. Non è l’uno o i molti, ma piuttosto quello stato d’amore in cui ogni divisione cessa.

J. KRISHNAMURTI

Autotrattamento Reiki: un grande atto d’amore

Oggi si utilizza la parola amore con molta facilità e semplicità, ma spesso è difficile da incontrare e comprenderne a fondo il significato, soprattutto se riferito a se stessi. Davvero sarebbe molto più leggera la vita quotidiana se ogni individuo rivolgesse a se stesso una fonte immensa d’amore che lo relazionerebbe inscindibilmente a coloro che lo circondano, così da vivere in modo tangibile l’essere in quanto infinitesimale scintilla dell’Universo che si unisce alle altre scintille, formando la grande Luce o Energia della vita.
In riferimento a questo semplice, ma profondo ed elaborato concetto, oggi ci immergiamo nella descrizione di uno dei più importanti atti d’amore che ogni reikista ha la gioia di vivere:  l’autotrattamento REIKI.
Innanzitutto, ritagliare un arco di tempo da dedicare a se stessi in una società che coinvolge nella frenesia della vita, è molto difficile: ritrovarsi nel giardino dell’anima sorto sulla pace, tranquillità e ascolto oltre ogni giudizio esterno, induce all’accettazione di se stessi nella propria vera essenza.
Non è una decisione semplice, anzi direi che il cammino Reiki è piuttosto una scelta, dove l’autotrattamento è uno dei momenti fondamentali di crescita sana, durante il quale l’Energia Pura Universale s’infonde nell’Essere, propagandosi e sanando là dove c’ è bisogno. Ecco che in questo fondamentale atto d’amore, ci si vive eludendo schemi mentali, sensi di colpa e d’inadeguatezza, limiti umani, accettando ciò che si è ed incontrando la Scintilla d’Amore Divina che è una perla preziosa e silente racchiusa nell’intima essenza di ognuno di noi.
In realtà, è proprio nell’incontro di Dio in se stessi che s’impara ad amarsi e conseguentemente si può proiettare all’esterno e quindi agli altri l’amore vero ed il sincero rispetto.
Durante l’autotrattamento Reiki, il contatto con se stessi stimola la crescita dell’autostima, l’autoespressione e il rispetto per sè.
Tutto ciò conduce all’avanzamento dei processi di consapevolezza, rafforzando l’organismo in generale ed accelerando i processi di guarigione di cui ognuno necessita.
E’ un’esperienza unica e indispensabile che auguriamo a tutti di fare, anche perchè dona la possibilità di aiutarsi quando si sta male, di fare azione di prevenzione e rilassamento quando si sta bene,  e ritrovarsi in armonia mentale, emozionale e spirituale con il meraviglioso mondo del quale si è parte attiva d’amore!!!

Un abbraccio cosmico d’amore.
REIKILIFE STAFF

www.reikilife.it/la-verita-sui-simboli-reiki/

 

Dal libro “Il Significato dell’Esistenza”

 

Ogni bambino nasce felice.
Ogni bambino nasce innocente e meraviglioso.
Ma poi accade qualcosa e tutti quei bambini meravigliosi si perdono; la loro innocenza viene distrutta. Tutta la loro felicità si trasforma in disperazione..Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. E’ qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, lo fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti. Perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Vivere nei ricordi, vivere nell’immaginazione significa vivere una vita non esistenziale; e vivendo fuori dall’esistenza ti sfugge cosa l’esistenza è. Sarai inevitabilmente infelice, perché per tutta la vita ti lascerai sfuggire la vita stessa. Perdi un’occasione dopo l’altra, ma la vita non ti dà due istanti contemporaneamente: te ne dà solo uno alla volta! E quell’istante può essere vissuto oppure ce lo si può lasciare sfuggire.
(parte conclusiva dell’intervista di Enzo Biagi a Osho)

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.

La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.

Peter O’Connor, da "Ali sull’oceano"

 

Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine. Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi stessi, e tanto privatamente che nessuna conversazione o comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come se fossimo senza moglie, senza figli e senza sostanza, senza seguito e senza servitori, affinché, quando verrà il momento di perderli, non ci riesca nuovo il farne a meno. Noi abbiamo un'anima capace di ripiegarsi in sé stessa; essa può farsi compagnia; ha i mezzi per assalire e per difendere; per ricevere e per donare; non dobbiamo temere di marcire d'ozio noioso in questa solitudine.
(Montaigne, Essais, Libro I, capitolo XXXIX)
 


"La capacità di stare soli è la capacità di amare. Potrebbe sembrarti paradossale, ma non lo è. È una verità esistenziale: solo coloro che sono capaci di stare soli sono capaci di amare, di condividere, di arrivare fino all'essenza più intima di una persona: senza possederla e senza diventarne dipendenti, senza ridurla a una cosa e senza dipendere da lei, senza esserne assuefatti." (Osho Rajneesh)

Meditare non significa costringere la mente al silenzio: è trovare la quiete che esiste già. Dietro lo schermo del nostro dialogo interno c'è il silenzio di una mente non imprigionata nel passato. Il silenzio è il luogo di nascita della felicità. E' dal silenzio che scaturiscono i nostri slanci di ispirazione, la tenerezza della compassione e dell'empatia, la percezione dell'amore. Una volta scoperto il silenzio della vostra mente, non sarete più costretti a prestare attenzione a quella confusione di immagini che scatena ansia, collera e dolore. (Deepak Chopra)

L'illusione del tempo è il dono che l’Universo ci concede affinché  noi impariamo a GUARDARE L’ETERNITA' . (dal Web) ♥♥♥

Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta
ed è la più terribile delle stanchezze.
Non è pesante come la stanchezza del corpo,
e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione.
È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità
di respirare con l'anima.

- Fernando Pessoa

"L'ascolto di te è l'ascolto della tua vibrazione interiore. L'ascolto di te diventa ascolto dei luoghi, delle persone, di ogni essere vivente. Le parole scompaiono per lasciare spazio alla vibrazione, il linguaggio universale del nostro universo."


"Abbi fiducia, non occorre lottare: siamo tutti parte della totalità. Sorgiamo come onde sull’oceano della totalità e di nuovo ci dissolviamo in quell’oceano. Per un istante godiamo la luce del sole e il vento e poi scompariamo. Ci ergiamo nella bellezza, nella gioia e nella danza e danzando ci dissolviamo nella bellezza e nella gioia. Vivi con gioia infinita e con gioia infinita muori. A questo ti invito a gran voce, ma tu devi uscire alla luce del sole, devi farti coraggio e uscire dalla oscura caverna del tempo, delle vecchie abitudini, uscire dal tuo lungo, lungo, lungo sonno. E quando ti sei svegliato la vita è una danza, un canto, beatitudine, benedizione. E’ tempo che tu smetta di cercare fuori di te tutto quello che a tuo avviso potrebbe renderti felice. Guarda in te, torna a casa. Cerca la tua scintilla di luce.(Web) "